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Brown Boveri | cristina cary|arte

Brown Boveri

Le Archeologie Industriali furono i miei nuovi paradisi, una seconda natura urbana ma avevo sempre amato i luoghi in abbandono, la poetica del disuso, la considero una scorta di significato e come tale va recuperata con gesti di riciclo di rigenerazione votati alla vita comunitaria. Tutto ciò era già stato messo in scena nella mostra Ziglibitì con le opere materiche e i reperti marini inseriti nella cassa di vetro.

Passai con disinvoltura dalle alghe ai parafanghi di automobili, alla Brown Boveri una cattedrale nel cuore dell’isola con il primo evento di contaminazione e autogestione artistica all’interno di una fabbrica in disuso, poi allo scalo fluviale ai Murazzi del Po' e alla Caserma di Gargnano. Il gruppo Brown Boveri di cui facevo parte operò in diversi luoghi in disuso dando vita all’impulso di rinascita e riconversione delle ex fabbriche, caserme etc in luoghi della creatività, puntando sul recupero si dava inizio al riutilizzo di questi spazi intrisi di vissuto umano e di storia, contro la cementificazione. In seguito fui invitata individualmente da Viana Conti al laminatoi dell’Italsider nel momento drammatico della “macellazione delle macchine”. La lamiera bluming divenne la nuova “pelle”, il ferro le nuove “ossa”, gli oleodotti la “linfa, plasma sinoviale ”.