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sky land | cristina cary|arte

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Dora Ursa Major

Tracciato orografico satellitare di uno degli ammassi glaciali del Monte Bianco il Miage, tra Val Veny e Val Ferrè in Valle da Aosta. Nivo glaciale significativo, unico in quella parte occidentale delle Alpi, ricco di acque e come altri ghiacciai, monitorato costantemente per registrare la riduzione annuale della sua capienza di ghiaccio. Dalla fusione nasce il fiume Dora Baltea che attraversa la Valle da Aosta e il Piemonte irrorando grandi distese territoriali e risaie fino a raggiungere il suo delta a Crescentino dove alimenta il lungo Po. L’opera intreccia media  linguistici e formali a creare corrispondenze di suoni e funzioni significanti. L’ artista si rivolge all’attenzione  dei visitatori con il linguaggio che le è consono fra cui quello musicale appartenete alla sua grande famiglia, per sensibilizzare, porre lo sguardo etico dell’arte sul problema  dei ghiacciaia, patrimonio vitale e linfa dei fiumi, fonti della “circolazione venosa” del pianeta Terra. Acque da rigenerare  e curare nel loro aspetto fisico, strutturale e biologico, acque, ghiacciai e territorio da tutelare responsabilmente con azioni e comportamenti, fra scienza della natura e linguaggio dell’Arte  contrastare il riscaldamento globale e la deforestazione. Gioco di corrispondenze “fono semantiche” tra l’ asterismo del gran carro Orsa Major e l’ orografia glaciale della Dora Major. La Dora come l’Orsa è un grande  carro trainato dai sette buoi del Nord, riserva glaciale di acqua che scorre verso valle, fiume che attraversa i secoli, traccia paleo fluviale di antichi lavaggi auriferi e canalizzazioni moderne nel territorio. Sette led illuminano il tracciato orografico come le sette stelle dell’Orsa Major . Mandala di suoni, forme, numeri, alfabeti celti, greci, romani, toponomi di Dora –  Dor –  Oro –  Orus –  Taurus - Artaurus (in celtico protetto dall’ Orsa, Art/ Orsa, Artù/ Arturo stella di Boote). In alto una scala diatonica o del Do maggiore (scala naturale e formula Pitagorica) con sette note ascendenti e sette discendenti, indica una volta celeste che risuona nella morfologia sistemica e riflessa sulle vette, le gole e pianure montane. La scala diatonica segna l’inizio di una installazione molto più grande e modulare che si svilupperà tra i ghiacciai del Monte Bianco, l’ orografia ritmica e l’ impoverimento dei ghiacciai, visione del grande corpo a forma di lucertola e dragone delle Alpi. Nel caso di Dora Ursa Major, l’opera inizia con  il DO – RE (la tonica che le dà il nome ) e dal basso verso l’alto all’apice della montagna, l’ottava  che intervalla la scala con la stessa nota Do ( la cui frequenza diviene doppia).

La scala musicale unisce note, geometrie, orografiche, asterismi, numeri, alfabeti e opere dell’uomo  come le piramidi, monumenti che antropizzano filosofie astronomiche. Quindi l’artista  parte dalla Tonica (la prima nota Do) per “attraversare”  con gli altri moduli della installazione, la dominante (Sol) sino ad arrivare alla Sensibile (la settima nota SI). Do.. Re.., Mi.. (Miage) Fa.. (Ferret ) Sol.. (sole) La.. (Luna) Si…  (sinusoide del fiume). Il dor di dora contiene oro anche nella realtà vi sono tracce d’ oro delle vecchie miniere che fluiscono nell’ acqua, la sua missione fondamentale è la vita. Essere ” oro blu”  acqua che ossigena e irriga i campi, acqua che ci nutre e direttamente collegata con i ghiacciai. Il suo valore aureo 175 o valore numerico D – O- R- A ha come minimo comune multiplo il numero 7, numero ciclico, dei pianeti, delle note, delle stelle, degli alfabeti, della perfezione e del grande carro Orsa Major. Il numero 7 ritorna nelle opere dell’uomo come  simbolo di Terra (4) e Cielo (3). Il 7 nelle geometrie piramidali di Meidum (altezza 175 cubiti per un lato base di 275 cubiti ) e la grande piramide di Cheope 175 per 440, (la moltiplicazione delle due altezze), danno come risultato entrambe 77.000 in cui si ritrova il numero 7. D ; Duir ; Druir = quercia dal gaelico. “Door” porta del cielo dove scorrono da Eden fino al delta i fiumi sulla Terra. Opera luminosa di cm 26,7 x 24,7 composta da multistrati in plexiglass in cui vi è inserita una immagine serigrafica. La parte luminosa è composta da 7 led che fuoriescono frontalmente e sono montati nel retro alimentati con una pila.

Panchine Astronomiche

Una stella è un corpo celeste che brilla di luce propria.

Il tema del Corpo Astronomico, si inserisce concettualmente, verso l’iconografia antica dei “poeti astrologici” così come li intendeva Aby Warburg nel quale, il mito e in primis il Cielo, fanno parte di una memoria sociale storicizzata e interrelata da civiltà a civiltà. La ricerca è sempre tesa verso cosmologie unificate La mappa Stellare della Panchina contiene in sé il cielo nei mesi di Dicembre,Gennaio, Febbraio. La parte frontale inizia con Orione che verso il 14 gennaio è in esaltazione con la stella Betelgeusi, affiancato da est verso ovest dal Toro con Aldebharan la luminosa, ed in basso a sinistra da Sirio nel Cane Maggiore, e Procione del Cane Minore poi il lungo fiume Eridano. Tra Betelgeusi, Sirio e Procione si forma il Triangolo invernale molto visibile dove al suo centro “vive” l’Unicorno delle virtù pure, di forza e generosità, dal corno spiraliforme antiveleno. Nella parte posteriore la mappa continua sino al Polo Nord Celeste dove vi sono le Circumpolari, cioè visibili tutto l’anno. Fra cui, Auriga con la luminosa stella Capella o capretta celeste, Cefeo, Cassiopea, Orsa Major e Orsa Mjnor con la Polare. Qui vi è inserita la firma Astrologica del 7 (numero magico del Carro) e dell’8 simbolo di equità, amore incondizionato. 

In relazione con il corpo stellare, sul sedile vi è una partitura formata da 3 quadri di 30 cm ognuno corrispondenti a 3 posti a sedere. Rapporto simbolico 3 / 4 (rispettivamente: armonia dei contrari, virtù ermetiche-comunicazione). La scacchiera azzurra al centro oltre ad avere la funzione di gioco sociale, evidenzia simbolicamente l’appartenenza ai poeti astrologici in cui l’azzurro è l’invisibile in mediazione con il visibile, l’ombra e la luce in eguale armonia. La forma ottagonale simbolo del centro, riprende la pianta architettonica della Mole Antonelliana geometria sacra che si irradia nella stella a otto cuspidi della Polare come polo o Axis Mundi. 

Sullo schienale frontale sino alla seduta, vi sono disegnati due coppie di anelli d’oro rapportati ai Cherubini traccia dello spazio divino creatore. I due quadrati esterni, vi sono dipinti richiami sull’assenza di gravità una metafora sociale che viene bilanciata al centro dalla scacchiera Celeste.


Materiale,Tecnica e misure : Panchina in ferro zincato e saldato con bassorilievo. Cromatura e pittura eseguita manualmente con vernici acriliche. Non necessita di montaggio.

Misure base cm 144 x 105 x 105