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Ziglibitì | cristina cary|arte

Ziglibitì

Studiavo Antropologia ed ero affascinata dalle culture del mondo, gli indiani d’America coi loro teepee decorati, il coraggio, il senso di libertà, i nomi poetici. Ero affascinata dal nomadismo libero, affascinata dai popoli del deserto i Tuareg con i loro mantelli blu e cavalli puro sangue uomini vigorosi e coraggiosi che davano nomi alle stelle. I marinai facevano un tipo di arte disegnando o intrecciando corde sopra materiali marini o vegetali come bambù o cortecce, ossa di delfini e balene, piccoli portafortuna, di conchiglie e piume, li chiamavano "skrimshander" un’arte popolare del Nord America, dei popoli nativi dell'Alaska e del Canada.

 

 

Iniziai la prima mostra ZIGLIBITI’ presentata da Pierre Restany ospite Mimmo Rotella e Codra alla Mood Gallery di Milano, con un’esposizione di opere a muro segni espressivi di linguaggi inventati note musicali e forme simboliche, realizzati con tecnica mista, pittura materica. Dall’altra parte della stanza regnava solitaria l’installazione di una cassa di vetro cristallino a misura umana trasparente con all’interno un tappeto di sabbia e frammenti raccolti alla deriva del mare, riciclati e ricomposti come un tesoro recuperato da non so quale isola deserta. Evocavo “ l’immagine del corpo della natura “ la sua rinascita in primavera. Piccole zattere di corteccia e alghe, maschere di conchiglie, mappe del tesoro, radici totemiche, nodi e reti di plastica, semi di girasole, pelli di giaguaro, ossa di delfino. Con il riciclo iniziava il mio percorso di “rivitalizzazione del corpo” con colore_ vitaminico, luminoso solare, che agisce e ne rafforza la struttura mentre la trasparenza del vetro elemento lunare, agisce sulla acque e la forma del corpo, che rinasce a nuova vita.

Spesso, nel mito come nella fiaba, Natura e Anima si confondono, perché l’uomo è proiezione di universo. Uomo e universo non sono due cose separate ma un’unica realtà comunicante. Jung sente fortemente l’identità del tutto, idea presente nell’umanità per millenni e legge le trame del vivere come narrazioni naturali e psichiche insieme più avanti come alchimia.

Replicai in piccoli cofanetti di plexiglass numerati, la stessa opera ed in una tasca del cofanetto, inserì il libro d’artista “ Zighi e Anubi” che narra l’amore fra due colori, Rosa Tyrien e Blu Oltremare nel bel mezzo di un olocausto. Erano gli anni in cui si temeva un conflitto fra le due superpotenze e in quel periodo scrissi il libricino per scongiurare le ansie del tempo. Rifugio antiatomico sotto le dune di sabbia e idillio fra due colori. Un genere di testo che Restany definì ”fuoco d’artificio” in cui soggetti mitici, venivano affiancati a personaggi della contemporaneità dell’arte della scienza della musica. Scritto a ritmo musicale di ”It at to be you” “dovevi essere tu” scorre in situazioni atemporali, transfert empatici, battute ironiche, intrecci e relazioni frutto di immaginazione ritmica poetica.